Frasi di Ennio Flaiano, le migliori citazioni ed aforismi

Afflitto da un complesso di parità. Non si sente inferiore a nessuno.

Un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni.

Si arriva a una certa età nella vita e ci si accorge che i momenti migliori li abbiamo avuti per sbaglio. Non erano diretti a noi.

È un poeta così cattivo che sette città si rinfacciano il disonore di avergli dato i natali.

Si battono per l’Idea, non avendone.

In amore gli scritti volano e le parole restano.

La felicità consiste nel non desiderare quello che si possiede.

Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno l’invoca, la primavera l’invidia e tenta puerilmente di guastarla.

Anime semplici abitano talora corpi complessi.

La morte ha la faccia di certe signore che telefonano al bar col gettone: e a un certo momento, senza smettere di telefonare, vi fanno un cenno di saluto e di sorpresa.

E pensare che questa farsa durerà ancora miliardi di anni, dicono.

Ci sono molti modi di arrivare, il migliore è di non partire.

Diavolo, vado bene di qui per l’Inferno?
– Sì, sempre storto.

L’italiano è una lingua parlata dai doppiatori.

– La ragazza mi piace. E’ bella, ricca, giovane, colta.
Nell’annuncio accennavate a un piccolo difetto fisico. Di che si tratta?
– E’ incinta. Oh, ma pochissimo.

I capolavori oggi hanno i minuti contati.

Aumentano gli anni e diminuiscono le probabilità di diventare immortali.

L’oppio è ormai la religione dei popoli.
Vivere è diventato un esercizio burocratico.

La televisione mi fa dormire e mi lascia sempre insoddisfatto, come i veri sonniferi.

Lei non può immaginare quanto io non sia irremovibile nelle mie idee.

“E vissero sempre infelici e scontenti.” Così, per non ingannare il suo bambino termina le favole.

I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui.

La situazione politica in Italia è grave ma non è seria.

I secoli hanno lavorato per produrre questo individuo di stanche ambizioni, furbo e volubile, moralista e buon conoscitore del codice, amante dell’ordine e indisciplinato, gendarme e ladro secondo i casi. Nazionalista convinto, vi dice come si doveva vincere l’ultima guerra e a chi si potrebbe dichiarare la prossima. Evade il fisco ma nei cortei patriottici è quello che fiancheggia la bandiera e intima ai passanti: giù il cappello

Niente di più triste di un artista che dice: «Noi pittori» oppure: «Noi scrittori»; e sente la sua mediocrità protetta e confortata da tutte le altre mediocrità, che fanno numero, società, sindacato.

Scaltritosi nel furto legale e burocratico, a tutto riuscirete fuorché ad offenderlo. Lo chiamate ladro, finge di non sentirvi. Gridate forte che è un ladro, vi prega di mostrargli le prove. E quando gliele mostrate “ah” dice “ma non sono in triplice copia.

Il destino dei libri troppo chiari è quello di essere per me indecifrabili.

Certi vizi sono più noiosi della stessa virtù. Soltanto per questo la virtù spesso trionfa.

Le invasioni dei barbari essendo oggi improbabili, La Natura vi supplisce con le invasioni interne e legali: i Vandali sono all’Edilizia, Attila dirige la riforma agraria, i Goti aspettano di andare al potere. Tutti mirano a distruggere qualcosa perché il barbaro, sempre stupido ed impaziente, deve muoversi e fare altrimenti si annoia

Decise di cambiar vita, di approfittare delle ore del mattino. Si levò alle sei, fece la doccia, si rase, si vestì, gustò la colazione, fumò un paio di sigarette, si mise al tavolo di lavoro e si svegliò a mezzogiorno

Ha una tale sfiducia nel futuro che fa i suoi progetti per il passato.

Cara quando siamo a letto è inutile che mi chiami commendatore. Si, capisco l’abitudine, il rispetto, tutto quello che vuoi, ma dove va a finire l’intimità. Facciamo così, chiamami semplicemente dottore.

Si levò dal letto: era bruttissima. Passò un’ora davanti allo specchio a farsi brutta

I nomi collettivi servono a far confusione. ‘Popolo, pubblico…’. Un bel giorno ti accorgi che siamo noi.
Invece, credevi che fossero gli altri.

Anche il progresso, diventato vecchio e saggio, votò contro.

Stanco dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, lo scienziato si dedicò all’infinitamente medio.

La troppa familiarità con le cose sacre allontana forse da Dio. I sagrestani non entrano in Paradiso.

Poco dopo incontro Mino Maccari, cupo, che mi confida: “Ho poche idee, ma confuse”.

L’evo moderno è finito. Comincia il medio-evo degli specialisti. Oggi anche il cretino è specializzato.

Gli presentano il progetto per lo snellimento della burocrazia. Ringrazia vivamente. Deplora l’assenza del modulo H. Conclude che passerà il progetto, per un sollecito esame, all’ufficio competente, che sta creando.

Questo popolo di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti e di cognati…

Un dialoghetto filosofico: “Verrà al mio cocktail?”. “Certo, certissimo, anzi probabile”.

Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso

Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà.

L’avarizia è la forma più sensuale di castità.

La parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. E la verità fulmina chi osa guardarla in faccia.

L’unico modo di trattare una donna alla pari è di desiderarla come uomo.

In amore bisogna essere senza scrupoli, non rispettare nessuno. All’occorrenza essere capaci di andare a letto con la propria moglie.

Colui che crede in se stesso vive coi piedi fortemente poggiati sulle nuvole.

L’arte è un investimento di capitali, la cultura un alibi.

Quando la vanità si placa l’uomo è pronto a morire e comincia a pensarci

Ci lusinga di più il cieco favore della fortuna che il riconoscimento dei nostri meriti.

Il mio gatto fa quello che io vorrei fare, ma con meno letteratura.

Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta.

Occhio ai corruttori di minoranze.

La pornografia è noiosa perché fa del pettegolezzo un mistero.

Una volta il rimorso veniva dopo, adesso mi precede.

Basta alzarsi una mattina alle sette e uscire per capire che abbiamo sbagliato tutto.

Forse col tempo, conoscendoci peggio.

L’inferno, che l’italiano si ostina a immaginare come un luogo dove, bene o male, si sta con le donne nude e dove con i diavoli ci si mette d’accordo.

La religione è finita, non c’è più nessuno che si vanti di aver portato a letto una suora.

I grandi amori si annunciano in un modo preciso, appena la vedi dici: chi è questa stronza?

Il traffico ha reso impossibile l’adulterio nelle ore di punta.

Il vero psicanalista delle donne è il loro parrucchiere.

L’italiano ha un solo vero nemico: l’arbitro di calcio, perché emette un giudizio.

La stupidità degli altri mi affascina ma preferisco la mia.

Oggi il cretino è pieno di idee.

L’Inferno di Dante è pieno di italiani che rompono i coglioni agli altri.

Le avanguardie si trovano spesso ad essere superate dal grosso dell’esercito

Se lei si spiega con un esempio non capisco più niente.

Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità.

Chi vive nel nostro tempo raramente sfugge alla nevrosi. Per vivere bene non bisogna essere eccessivamente contemporanei.

Il successo alla moda si ottiene con la pubblicità e si paga con la prostituzione alla folla. Invertendo l’ordine dei fattori il successo non cambia, diventa forse più duraturo, perché “sofferto”. Il successo ottenuto col merito e pagato con l’indifferenza annoia il grosso pubblico e, da qualche tempo in qua, anche gli altri.

I grandi premi non vengono mai dati allo scrittore, ma ai suoi lettori. Poveracci, se li meritano.

La crisi della cultura. C’è sempre stata: Shakespeare non sapeva il greco e Omero non sapeva l’inglese.[

L’immaginazione al potere. Ma quale immaginazione accetterà di restarvi?

Il medium è il messaggio. Se abbiamo ben capito, professore, è inutile aprire le lettere, è il postino che dobbiamo leggere.

L’eroe moderno non è più la vittima di una congiura divina, ma soltanto il frutto delle sue proprie inibizioni.

Ritrattino. Uno di quei tali che, per trovare la sua serenità, ha bisogno di farla perdere agli altri.

In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco. Viviamo in una rete di arabeschi.

La disattenzione è il modo più diffuso di leggere un libro, ma la maggior parte dei libri oggi non sono soltanto letti ma scritti con disattenzione.

Viviamo in un’epoca drammatica che usa parole drammatiche. La parola problema è la più disperante: tende ad elevare a problema ogni questione o opinione, e in in certo senso a comunicargli un sospetto di insolubilità. Così viviamo circondati da problemi superflui, che non si porrebbero se si osasse cambiare la parola per definirli correttamente.

Che ne sanno i giovani di amore e di fare all’amore. Ne parlano tanto nelle loro canzoni, si baciano, fanno anche l’amore, ma che capiscono?

Un tale, morto, consegnò al suo angelo custode la propria coscienza. Era intatta, senza il più piccolo rimorso.
“Senza il più piccolo rimorso” commentò l’angelo che quel giorno era di buonumore. “Che mancanza d’immaginazione”.

La satira ci rende fieri, come se ci riconoscesse uno stato civile artistico, un diploma che ci sollevi dalla mediocrità e dal grigiore delle parti secondarie.

Viaggiare è come tenere i rubinetti aperti e vedere il tempo che va via, sprecato, liquido, intrattenibile.

La scelta è il male. Rifiutarsi di scegliere. Anzi, rifiutarsi, semplicemente.

L’amore non può nascere che dall’oscuro desiderio che è in noi stessi di ripetere le sconfitte infantili. L’amore comincia quando ci accorgiamo di aver sbagliato ancora una volta.

«Credete in Dio?». «Io sì, ma è Dio che non crede in me».

I giorni indimenticabili della vita di un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno volume

La serietà è apprezzabile soltanto nei fanciulli. Negli uomini saggi è il riflesso della rinuncia

Quando la Scienza avrà messo tutto in ordine, toccherà ai poeti mischiare daccapo le carte.

La castità è il miraggio degli osceni.

Io muoio alla giornata.

Un buon scrittore non precisa mai.

L’infelicità è essa stessa un vizio.

Essere pessimisti circa le cose del mondo è un pleonasmo, non è che anticipare quel che accadrà.

Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta.

Mi chiedevo se era quella la rassegnazione, quel vuoto aspettare, contando i giorni come i grani di un rosario, sapendo che non ci appartengono, ma sono giorni che pure dobbiamo vivere perché ci sembrano preferibili al nulla.

Una donna che fugge attira l’inseguitore, anzi lo crea.

A furia di leccare, qualcosa sulla lingua rimane sempre.

I dubbi confortano, meglio tenerseli.

Il prossimo è troppo occupato coi propri delitti per accorgersi dei nostri.

Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori.

Spesso la donna italiana è cuoca in salotto, puttana in cucina e signora a letto.